Prima Ripetizione Di “GOTICA”….un capolavoro di logicità sul Cornetto di Salarno

Quando si ha voglia di granito vicino a casa, per noi bresciani, è solito andare in Val Daone, Tredenus o Val Salarno. La situazione che di solito troviamo quando scaliamo in queste zone è rispettivamente: roccia lichenosa e sporca per il Daone, tanta strada a piedi e vie non entusiasmanti per il Tredenus, tanta strada a piedi ma roccia più accettabile per il Salarno, e le vie decisamente più lunghe. Matteo Rivadossi, l’apritore della via in oggetto, è stato per anni autore di molte aperture in Val Daone ed in Val Salarno…tutte vie aperte in stile severo sia nella libera che nell’artificiale. Questa volta però ha superato se stesso…non siamo ancora riusciti a capire se è stata complice la vecchiaia che avanza o il semplice culo, ma Gotica sale per 700mt sul Cornetto di Salarno, superando difficoltà (ancora da confermare) intorno al IX°, mantenendo una linearità e logicità impeccabile per tutta la parete. Insieme al suo compagno Giorgio Mauri (prima esperienza in montagna per lui) il 3, 10, 16 e 17 (con bivacco) settembre 2011 Matteo raggiunge con una perfetta via direttissima la quota 2900mt del Cornetto.

Sono le solite 4 di mattina di sabato quando io e Andrea Facchetti partiamo da casa mia diretti in Val Salarno.
Il cielo è terso, la temperatura sui 9° e l’alba preannuncia una giornata indimenticabile. Attacchiamo la via che la parete è ancora in ombra, e sono gia le 9!! La cattedrale di roccia si impenna verso l’alto in modo vertiginoso e gia le placche liscissime dei primi tiri mettono a dura prova l’aderenza delle scarpette ancora indurite dal freddo. La chiodatura, come si poteva immaginare, è severa…molto severa, l’obbligatorio alto, saremo intorno al VII+ tranquillamente. Andrea viene da 10 giorni di antibiotici quindi, per oggi, i 15 tiri che ci separano dalla vetta spetteranno tutti a me. Procediamo super spediti, nonostante la sveglia delle 3.00, e le lunghezze ci passano sotto le scarpette e le mani abbastanza fluidamente, non senza esitazioni ogni tanto e qualche stretta di gluteo nelle placche a spittatura chilometrica. La giornata è spaziale, ed un caldo temperato ci spinge a scalare in maglietta e ad assopirci nelle comode soste tutte su cengia….ci si può pure stradaiare.
Dalla sosta 9 però la via cambia decisamente registro…basta con le strette di gluteo ma è d’obbligo tirare fuori le palle per affrontare i prossimi tiri che danno il grado alla via. Per ora la cordata Andrea/Andrea riesce nella libera di tutti i tiri, ma cominciamo a sentire l’odore di inculata dell’ VIII+ proposto dal Pota (soprannome di Matteo) per il 13°tiro. Accuso un po di stanchezza e un LEGGERO mal di piedi, quindi cerco di riposarmi un attimo nella zona del bivacco degli apritori prima di affrontare il tiro chiave, che per fortuna si sviluppa su una placca di aderenza protetta, stranamente bene, a spit….tratti anche di 4mt comunque tra una protezione e l’altra. Quasi non ci credevo quando dal dormiveglia sento la vocina di Andrea che si propone per affrontare il tiro. Spalanco gli occhi sorridente mentre i miei piedi cantano vittoria!! Guardo il tiro prima di prendere una decisione ma mi convinco, senza troppi indugi, e gli passo lo scettro, consapevole che pericoli in caso di volo non ce ne sarebbero stati grazie alla verticalità del tracciato e agli spit provvidenzialmente posizionati in modo umano. Come un geco Andrea sale verso l’alto, saltando la sosta appesa e concatenando così anche il tiro dopo di VI-. Non gli riesce l’on-sight per un paio di passi, dove accidenti rompe pure una tacca risolutrice. Io, ben teso sulla corda da secondo, sono costretto a fare un resting in prossimità della sosta saltata…qui l’aderenza e gli appigli sono veramente da spalmo!!! Propongo quindi un buon IX° invece dell’VIII+ del Pota….in attesa che qualcuno effettui la prima on-sight. Arrivato dal socio, in pochi metri si giunge in cima, dove si può ammirare il paesaggio mozzafiato…
La via è attrezzata ovviamente per le doppie, con anello di calata. Bastano 9 calate saltando S10 e S13 per arrivare sulla Cengia dei Camosci. Matteo segna la discesa per la cengia ma noi (avendo gli zaini alla base della via) troviamo un fix inox 20mt sotto la perpendicolare dell’ometto segnavia di Gotica. Lo attrezzo con fettuccia e moschettone e comincio a camminare all’indietro sul pendio verso la sosta del secondo tiro. Da questa con una doppia di 60mt verso sx si entra nel diedro canale e si scendono gli ultimi 3mt scalando all’indietro sul III°.
Guardiamo l’ora….abbiamo impiegato 6 ore di scalata….non male!!!
Mi guardo le mani, levigate dai micro appigli, dagli incastri e dalle dulfer alle quali la via le ha sottoposte….poi guardo gli spit blu del Pota e penso al lavoro mostruoso che ha dovuto fare per infliggere i 58 spit, tutti a MANO cazzo, in questo granito così duro da forare. Scendendo a valle sorrido, invece, guardando i fixe che uno storico arrampicatore bresciano ha piantato in ogni masso e sasso attorno al Rif.Prudenzini, senza riguardo e rispetto dei pionieri di un tempo e non solo come i F.lli Roversi, i F.lli Preti, Battaini, Damioli, Rivadossi e molti altri coraggiosi ed etici apritori.
La storia è bella perchè tale…..voler continuare a tirar fuori il passato non fà altro che rovinare e spoetizzare il presente cancellando così il valore della storia…a buon intenditore…tanti saluti!!

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