Sabato Cornalba+Domenica Sengio Rosso=Addio Pelle!!!

Eh si, sempre peggio la situazione per noi alpinisti invernali. Le cascate son quelle che sono, o almeno certi tipi di cascata…il Monte Bianco permette qualche salita, ma purtroppo si deve rimandare causa temperature che sfiorano i -28°C…quindi non ci rimane che l’ormai classico ripiego della santa falesia.

Sabato mi incontro con Luca Gatti a Lovere, e ci dirigiamo verso Cornalba con una temperatura che si gira intorno ai -5°C al parcheggio. Lui cerca di chiudere la sua via di 8C+ ed io provo, con un discreto risultato, la storica via Apache di 8a. Ci raggiungono Tiziano e la moglie Marina, e tutto sommato passa una bella giornata tra t-shirt e piumini, ma alla fine senza risultati sostanziali in tasca.

Domenica invece, tanto per rigenerarmi la pelle delle dita, io, Beppe,Filippo e Alan, ci dirigiamo verso il falesione Sengio Rosso. qui non c’ero mai stato e devo dire che mi ha proprio affascinato. Belle blacche grige iper tecniche e muri rossi a buconi caratterizzano il tipo di scalata. Iniziamo ad arrampicare verso le 9 di mattina, facendo un non-stop di vie fino alle 16….in pratica polpastrelli andati!!

In compenso, martedi sera mi informano (o meglio, Dario mi informa) che è in ottime condizioni la Via Dei Camini in Blumone. Peccato averla gia salita, poteva essere un’ottima alternativa in attesa delle condizioni del Bianco.

PS. So che non centra nulla, ma trattandosi di montagna ci tengo a dire che ieri mattina a Milano ho speso 300Euro!!!!!!!!!di libri da un collezionista di antiquariato di libri di montagna. In questo mese sono a quota 400 Euro!!!!!!!!!!Ora capirete perchè vendo tutta quell’attrezzatura.

Noriglio Falesia no-big old-stile

E’ settimane ormai che il mondo alpinistico è in fermento per le prime bave di ghiaccio che sporcano le pareti del Daone e le valli alpine del nord Italia. Stranamente, come me, molti degli storici addetti ai lavori non sentono questa fregola tra le dita, e preferiscono continuare a scalare su roccia.

Ieri, dopo un veloce intervento di lavoro a Tione di Trento, io e Beppe C. ci siamo recati presso la calda e comoda falesia di Noriglio, in provincia di Rovereto.

La roccia, di primo acchitto, sembra friabile, a scaglie rovesce instabili….insomma una merda!! Ci siamo dovuti ricredere gia al primo tiro di 6a+, tutto infatti è stato perfettamente disgaggiato e e ripulito, e le vie sono veramente belle, con la sezione chiave dei tiri verso la fine.

Concateniamo 10 vie a testa nell’arco della giornata, salendo itinerari tra il 6c e il 7a, facendo tanta resistenza, dita e volume per la primavera quasi alle porte!!

Consiglio vivamente questa falesia a chi, come noi ieri, ha voglia di una giornata di relax in falesia, scalando tanti tiri senza mai strappare troppo i muscoli e i tendini. La parete è in pieno sud e , in questo periodo, si scala fino alle 16.10, poi si gela!!

Ne approfitto per augurare a tutti un 2011 di realizzazioni in montagna e falesia!!! wlf a tutti!!!

Lumignano…invernale sui Monti Berici

Ormai sto diventando uno zingaro delle falesie…                                                 Tanto giravo da ragazzino per rincorrere i monotiri sportivi che avevano, in un certo senso, fatto storia, tanto mi son messo, in questo periodo di inattività alpinistica, a  rincorrere le falesie un tempo frequentate dai miei miti.

Lumignano, ha per me un significato più profondo rispetto magari ad altri siti che fino ad oggi ho visitato: le sue vie erano infatti da preparazione alle grandi salite della Marmolada per i fortissimi Mariacher e Dal Pra.

Arriviamo in paese che sono le 10.30, e dopo una veloce colazione, io, Beppe C. , Tiziano e Marina iniziamo il breve avvicinamento a piedi pestando uno spesso strato di neve che ci ha accompagnati fin da Brescia (pure in autostrada), con temperatura intorno ai -8°C!!!!

La falesia è piena di stalattiti di ghiaccio e neve, nei buchi e sulle placche, ma bastano pochi minuti di intenso e caldo sole, che tutto va in condizioni ottimali…scaliamo in maglietta!!

L’affluenza di gente, per lo più local, è notevole e la bellezza delle vie conferma e giustifica la difficoltà nel trovare un bel tiro libero da cordate.

Ci scaldiamo su numerosi 6a, 6b e 6c, con movimenti che ricordano molto le vie sportive o estreme della Regina. Ci mettiamo in coda ,io e Tiziano, per provare la famosissima “El Somaro”, 8a mitico liberato da Manolo e Guerrini. Questa via è stata una pietra miliare dell’arrampicata sportiva primi anni ’80, e la prima libera femminile arriva solo nel’91, dalla local Paola Padovan, perita due anni dopo per una manovra di corda. Quest’anno, il mostro Ondra ha effettuato la prima on-sight, ovviamente!!

E’ il mio turno, e salgo concentrato e allo stesso tempo teso i pochi appigli e appoggi lucidi dalle ripetizioni degli ultimi 30 anni. Arrivo in catena, dopo aver effettuato diversi resting e aver assimilato suggerimenti sulla risoluzione del duro passo chiave dai local, che subito scalpito per trovare un buco tra la coda di climber per riprovarla.

Niente da fare, l’accanimento dei local, come i cani che fanno pipì alla base dell’albero di casa, non ci lasciano spazio ad un successivo tentativo, cosicchè troviamo ispirazione da un altro mito della falesia: “Atomic Cafè”, 8a boulder di 5 spit che si svolge sotto una volta strapiombante, tra canne e buchi. Io e Tiziano ci facciamo un paio di giri, mentre un ragazzino local, pocopiù che quindicenne, ci dà consigli sulle posizioni da assumere con i suoi 130cm di altezza…morale, facciamo a modo nostro.

Nel frattempo arriva l’ombra, e le canotte vengono sostituite dai piumini. L’aderenza va a zero, ma teniamo duro. Tiziano si apre un dito in un buco, io mi scazzo subito, ma faccio comunque il mio giretto superfluo.

Riempiti gli zaini scendiamo il ghiacciato sentiero. Accesa l’auto e partiti verso casa, i discorsoni variano e dilagano nei meandri dell’etica che differenzia i falesisti dagli alpinisti, senza ovviamente arrivare a nessuna conclusione. Ma forse proprio quì sta il bello di frequentare questi posti, colmi di storia, e queste persone, in questo caso Tiziano e Marina, che nonostante non vivano le emozioni che l’ambiente alpino ti regala, ma che ti può far pagare anche sulla piu banale via classica, ascoltano e ti chiedono incuriositi delucidazioni, su una disciplina che tanto è simile quanto diversa da quella sportiva. E’ un peccato che non tutti, per lo meno a Brescia, la pensino e la vedano così…siamo tutti accomunati da una realtà ben diversa dal mondo che ci circonda, ovvero IL VERTICALE.

Ps.info: Il Bioffa, artefice delle impostazioni di questo blog, mi ha mandato una mail informandomi delle ottime condizioni di ghiaccio della Val Saviore!! Anche il Cecco Prati mi informa che la Val di Brenta e la Val Daone cominciano ad avere numerose cascate salibili, tra cui lo Scozzese quasi in condizioni ottimali.

Cornalba: Il Tempio Della Tecnica

Se considero che a soli 1,15 ore da casa si trova una delle falesie piu famose d’Italia, e se penso che ne parlo da 13 anni, mi chiedo come mai non ho mai trovato lo stimolo giusto per andarci.

Il paese di Cornalba accoglie me e il Cominelli, di prima mattina, con la falesia illuminata da un caldo sole, che durante la settimana ha fatto sciogliere l’abbondante neve caduta di recente. Ci allontaniamo dal paese, dal nome romantico che invoca i bei tempi dei primi climber mondiali agli esordi (Corna della prima alba), e ci catapultiamo nella realtà dei fatti…ovvero cercavamo muri verticali e placche tecniche, e qui le abbiamo trovate, o meglio qui ci aspettano!!

Ci scaldiamo su un impegnativo 6a in fessura, assaggiamo le tacche su un 6b+ e ci ridimensioniamo/dimensioniamo su un 7a, che mi riesce a fatica on-sight, di nome Saigon. Riesco ad entrare nell’ottica delle esigenze che la roccia e la falesia richiedono. Vorrei provare la via mito, Apache (8a), ma purtroppo è gia occupata. Ripiego sulla vicina Cosmic Debris 7b+, che mi riesce al secondo giro, dura via di una trentina di mt che presenta una sequenza molto dura e boulderosa nella parte strapiombante; i local mi dicono che qualcuno la valuta 7c…..posso essere d’accordo!!

Salutiamo la falesia che il buio si fa avanti, non prima di salire l’ultimo 7a (Frau)  che, molto simile a Saigon, ci brucia la pelle delle dita e ci distrugge i piedi.

Insomma, Cornalba ha confermato le mie aspettative, la scalata old-stile sta tornando di moda e l’affluenza di climber lo conferma.

Se posso dare un consiglio a chi vuol farci una visita, quando uscite da Bergamo seguite la Val Brembana fino a Zogno e poi verso Val Serina, ma al ritorno (in particolare periodi con molta affluenza di turisti o se giorni lavorativi) fate la Val Seriana, voltando a sx invece che a dx quando scendete dal centro del paese e avete davanti la chiesa, troverete la metà del traffico e e vi farete un po di tornanti.

Dopo 6 Anni Di Nuovo Cividate Camuno

Da un mese a questa  parte il meteo è inclemente con noi alpinisti, quindi, non ci resta che sfruttare i buchi tra una piovuta e l’altra per sgrancirci un pò le dita e perchè no toglierci pure qualche soddisfazione in falesia.

Partiti alle 8.30, io Malò Paolino e Andrea Com, arriviamo alla falesia che 6 anni fa avevo tanto snobbato.

Bastano pochi tiri di riscaldamento però che al secondo giro chiudo “Zandalee”, bel tiro di continuità e dita di 7b+.  Mi sento in gran forma, sarà per la dieta a zona iniziata da due giorni e/o per le sedute di resistenza al Roc Palace con Malò e Tiziano.   Tantè che dopo qualche minuto provo “Il Danno” 8a, riuscendo nella soluzione del passo chiave in breve. Ecco che un altro progetto e obiettivo mi si prospetta per i prossimi weekend uggiosi di questo autunno inclemente.

Per chi, come me, aspetta la polvere x il freeride, posso consolarvi informandovi che in Val Camonica la neve è scesa molto bassa!!!!!

Haluti a tuch!!!!