Ma Che Bella La Vita Del Falesista

Venerdi sera mi collego ad internet per consultare le mappe meteorologiche e, come ogni venerdi sera, cerco di scervellarmi su dove andare a scalare per evitare le persistenti perturbazioni montane che ogni settimana saltellano da est a ovest.

Questa volta però, grazie anche alle abbondanti piogge previste su tutto l’arco alpino, decido di ri……piegare su una bella “seduta” di falesia. Cadarese, Arco, Bismantova, Cornalba….tutta acqua. Finale Ligure ovviamente bello, ma ovviamente il mio storico compagno di falesia Andrea Cominelli non ci pensa proprio a farsi tutti quei km in giornata, quindi………..Nomesino. Si può scalare anche con la pioggia, vie non troppo lunghe e per lo piu di resistenza, posto perfetto per riprendere un po il gesto puro dell’arrampicata senza patemi di voli catastrofici.

Riesco a salire 10 vie dal 6c al 7b+, una dietro l’altra, di bellissima scalata su svasi e tacche…con bei boulder specialmente alle partenze. Il posto è magnifico, tipo Rota, ma moooolto meno affollato per l’alta selettività delle vie (scalata e gradi anni ’90).

Tornando a casa e passando dal lago di Garda, non ho potuto fare a meno di invidiare i miei ex compagni di planate…ebbene si, fino a due anni fa ero un kiters e poi windsurfista incazzato….ed il vento di ieri era proprio incazzato!!

Oggi invece, causa battesimo nipotina alle 16.00, ripiego con Beppe Chiaf in Maddalena dove mi tocca patire i tiri piu facili a causa del mal di piedi dovuto alle  scarpette nuove  e dai litri di acido lattico negli avambracci accumulati dal giorno prima.

Beh dai, mica male però svegliarsi tardi la mattina per andare a scalare…

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Niente Da Fare…Non C’e’ Due Senza Tre Come, del resto, Quattro Senza Cinque: Via Paco in Presolana e Guru Bassi al Colodri

12/09/2010                                                                                                                            Ormai c’ho preso gusto…in falesia non mi schiodo dalle vie che ad inizio stagione facevo con le tepa-sport e mani legate, in montagna non ricordo piu’ neanche il sapore della conquista della vetta…ma in compenso mi sto facendo un bagaglio di esperienza sull’obbiettività e razionalità dei miei progetti in base alle capacità del momento.

Sparare alto, come più volte ho detto, è fonte di ambizione personale. Più realizzi e più osi. Teoricamente se realizzi ti tieni e ci sei di testa, se non realizzi non ti tieni ma magari ci sei di testa…o viceversa, se non ti tieni e non ci sei di testa, ho appurato, stai pur sereno che non realizzi.

Settimana scorsa, ho preferito non scrivere del tentativo alla durissima Via Paco sulla Nord della Presolana. La mail del buon Stucchi sulla sua ultima ripetizione mi ha dato alla testa e alle mani. L’anno scorso l’avevo gia assaggiata con Beppe C. . Quindi, primo weekend utile, io e Marco ci ritroviamo su una jeep maleodorante e sgangherata, che faccio andare a tutta birra, sulla strada forestale che costeggia le piste invernali e che porta al Rif. Albani. Il caro amico Pablo, gestore del Rifugio, ci rifocilla di una gustosa colazione e con fazzoletto bianco e lacrimuccia ci saluta dal balcone che si affaccia su Colere…stronzate…anzi mi fa fretta di tornare per dargli una mano con dei clienti che devono scendere in jeep.

Attacco il primo umido, pericoloso, brutto e….bastardo tiro della via, gradato 6b+ e protetto da 3 fixe e un chiodo per circa 40mt di sviluppo.

Tutto ok, mi raggiunge ragagnando Marco che si lamenta del freddo.

Secondo tiro (l’anno scorso ne avevo fatto solo metà) parte Marco, e dopo quasi 2 ore di estenuanti lotte per cercare l’on-sight (bruciata per un volo in uscita) arriva in sosta molto provato. 3 fixe, e due clessidre per circa 45mt di sviluppo.

Son gia circa le 13.00 e ovviamente la via non si può portare a termine. La proteggibilità della via, a parte i fixe, è quasi nulla. Le clessidre che accettano micro kevlar saltano appena li metti in trazione, chiodi ne pianti pochi e solo per un paio di centimetri…il tiro successivo gia mi puzza di …….

Parto: fixe dopo due metri, estenuante alternarsi di cliff-passi in libera-scorregge e dopo molti molti metri arrivo al secondo fixe. Le imprecazioni echeggiano sulla valle…qui le difficolotà si abbattono intuendo la linea che porta in sosta, visto che il tiro successivo è il più facile della via. Guardo Marco e con aria soddisfatta, di comune accordo, buttiamo DIGNITOSAMENTE, giu le doppie.

“Paco” 330 mt  7b/RS4/III   …….   Stucchi Grandissimi Complimenti……

19/09/2010

(18-09-2010, ore 20.00)…Bon, Beppe, domani Guru Bassi… 300mt 8a (7c+ obbl.)/S2/II

E’ sempre stato uno dei miei super progetti, e quale occasione migliore, sfruttando l’andazzo, tentarla domani. 

Attacco il primo, storico e superverticale tiro della via…è anche il piu duro perchè gradato 8a e scamonato da molti per la vicina Sommadossi.

Dopo un’ora sono in sosta, dopo essermi comportato discretamente (ovviamente non on-sight) visto che tutti i passi sono obbligati; circa 3 metri tra fixe e l’altro.

Arriva ansimante Beppe, che arriva da un mese e mezzo di fessure ad incastro e zero tacche. Parte sul secondo tiro di 6c…niente, si cala. Parto io, gia scazzato visto che ho acquisito una certa esperienza su queste situazioni, arrivo al rinvio di Beppe. Guardo su, sento le campane di mezzogiorno, guardo la piscina dei Prabi, guardo Beppe che mi risponde con lo stesso pensiero alla Maurizio Piccoli: “Aaaahhhh non c’è un cazzo da fare eh!! Quando non ce n’è non ce n’è!!!”

Pizza, birra e….a baita!!

-PS. E’ uscita la nuova guida Versante Sud della Valle dell’Orco.

NB. Senza creare polemiche politiche, cito una “parabola del buon samaritano”:

CHI SI PONE DELLE METE DEVE AVERE IL CORAGGIO DI RAGGIUNGERLE

Hiver Russe…… Benvenue al Grand Capucin

Il Gran Cap…4 settembre…28 anni…tirando le somme potrei dire di essere più che appagato della mia vita…lavoro sicuro, moglie e figlio, casa, soldi (pochi ma sufficienti), libertà di gestire il mio tempo libero, la passione per l’alpinismo…..passione…..passione……cazzo ossessione!!!

Mi spiace ma anche il giorno del mio compleanno non posso stare a casa. 3 settimane di polleggio tra mare e montagna con la famiglia mi hanno creato non pochi weekend persi e giornate di allenamento bruciate....ore 10...si attacca

Ma non voglio abbassare la guardia e, nonostante il mio grillo parlante mi ricordi di volare basso, sparo a Sandro un progetto in giornata dalla dubbia riuscita: Partenza da Bs ore 4.30, arrivo a Courmayeur, prima funivia per rif. Torino ore 8.30, attacco Grand Capucin ore 10 per la via “Eau et gaz à tous les étages” ED+ 7c, 6b obbl. per 400mt, ritorno di sera al Torino, panino e giu dal sentiero per 2000 mt fino a Courmayeur.

Io, il Gran Cap, lo vidi solo da lontano quando andai al Supercouloir, ma  Sandro lo scalò per la famosissima “Voyage selon Gulliver”.

Il Secondo Tiro...l'errore...Rispettiamo la tabella di marcia prefissataci e alle 10 attacco la via, tra un crepaccio ed un ponte di neve qua e la per raggiungere la roccia. Come relazione abbiamo lo spartano ed impreciso schizzo della guida Alp di G.Bassanini…..a 2/3 del secondo tiro sbaglio clamorosamente (come da info prese da internet una volta a casa) tirando dritto leggermente a dx. Prendiamo sulla destra una serie di stupende fessure ad incastro di pugno e dùlfer cercando il famoso traverso a sx del 5° tiro ma, lo avevamo gia capito, eravamo troppo a destra rispetto al tettone di metà via.

Chiodi marci, vecchi e che si sfilano….cordini sfilacciati, copperhead, staffe di alluminio da artif. anni 80 abbandonate…camini svasati da salire in spaccata precaria con mani incastrate nella lontana fessura ad imbuto….dove siamo? Procediamo in completa arrampicata libera, convinti che la via sia comunque una semiclassica da scalare senza bisogno di artificializzare. una foto che di solito Sandro non mi fa

Arriviamo a fatica,  congelati dal vento e dalla temperatura rigida, a quattro-cinque tiri dalla vetta ma concordiamo che, visto che dobbiamo riattrezzare tutte le soste di calata, forse è il caso di scendere.

Ore 20.30 entriamo nella porta di metallo del rif. Torino… stanchi ma contenti. ...Via dei Russi??!!...

Fanculo il ritorno a piedi..ceniamo…e sbrandiamo di brutto.Ultimi tiri

Il giorno dopo, durante il viaggio di ritorno, do libero sfogo alla mia INCAZZATURA generale con Sandro che, perplesso,mi asseconda e giustifica il fallimento come esperienza di vita e di alpinista…ha ragione, cazzo!!!, ma che se la facciano gli altri l’esperienza di fallire!!!!...a bàita......

Arrivo a casa, festeggiato dal mio stupendo bambino e dalla mia splendida moglie, quando una mail  arriva sul mio palmare. E’ Sandro che mi scrive che probabilmente, tra un intreccio di vie e l’altro, abbiamo salito la storica Via dei Russi. Storica perchè vecchia ovviamente, e non perchè famosa dalle ripetizioni!!Il Dente Del Gigante

Morale della favola?

MARMOLADA: “Politica Sporca”-Tentativo a Frak e Tuba” con proseguimento su Tomasson fino in vetta al Pilastro Gorbi

 

“Buongiorno mi presento…mi chiamo Marco Bonvini, sono di Cremona e ho tanta voglia di scalare in Marmolada”.                                                                     “Detto fatto” gli dico, ed è cosi che, tornato venerdi sera dal mare, preparo tutto il materiale per passare due giorni traumatici, per il poco allenamento, in Marmolada, con un compagno d’eccezione.

Oltre ad aver effettuato la prima ripetizione on-sight della Via “Heaven”, aperta da me e Beppe in Catinaccio, ha un livello tecnico di tutto rispetto, con vie in falesia a vista fino al 7c….25 anni di forza e motivazione: IL COMPAGNO PERFETTO PER VIE DI UN CERTO LIVELLO.

Si parte alle 5 dal casello di Brescia centro, ed in una manciata di ore ci ritroviamo all’attacco della via di Koller al Pilastro Gorbi, presso il Passo Ombretta di Punta Pénia.

“Politica Sporca”: Primo tiro 7b….40mt con 2 spit nella sezione dura. La via è gradata 7b/RS4/II EX- per 205mt di sviluppo. Ovviamente insiste per provare lui il tiro della famosissima foto riportata sul libro di Giordani mentre io, sollevato, lo incito per la performance. Sale il tiro ottimamente per essere questa la sua prima volta in Marmola, anche se il passo duro risulta essere veramente duro!!!, confermandomi che la paura di volare su protezioni precarie è scemata una volta arrivati al primo dei due spit . Cerco di provare, almeno da secondo, di liberare la sezione hard, ma anche per me nulla da fare sulla liscissima placca.

Ora tocca a me, e parto sul tiro di 6c: 1 spit x 40mt. Placca, buchi e ribaltamento su cliff. A fatica riesco a passare, piazzando qualche protezione di dubbia tenuta dove senza velleità mi appendo ansimando. Lui segue, da secondo, in totale libera, confermandomi l’impegno.

Un tiro, non facile, di 5+ ci porta alla base dell’ultimo tiro, gradato 6c+. Comincia a coprirsi il cielo e in poco tempo il freddo, che ci ha accompagnati durante il giorno, libera fiocchi di neve resi fastidiosi dal forte vento.

A fatica attacco il tiro ma, arrivato al tetto, mi tocca desistere e ci caliamo con la cengia che ci guarda ad un pugno di metri da noi.

Lasciamo gli zaini all’attacco della via e una breve corsa giu dai ghiaioni ci porta al rif.Falier, dove la bella Moira ci prende l’ordine per la cena.

La serata scorre veloce ed allegra, tra boccali di birra e foto reportage al vecchio libro delle ascensioni del rifugio, con tutte le performance dei grandi “Pionieri” della Parete.

Domenica mattina, ore 7.15, si parte…..4 gradi al rifugio.

Di comune accordo decidiamo di attaccare la più facile via “Frak e Tuba” gradata 6b+/R3/II TD+ e,una volta arrivati in vetta al Pilastro, calarci e concludere il tiro di Politica Sporca. Qui il buon apritore Rieser, autore anche della via salita da me e Sandro tempo fa chiamata “Mephisto”, non ha di certo smentito la sua fama. Attacco il primo tiro della via, l’unico duro e dove è presente l’unico chiodo della via. Il tiro ribatte vergognosamente indietro il mio umile tentativo una volta raggiunto il chiodo, e confido nell’ottima forma fisica del mio compagno, autoconvincendomi che “Cacchio sono fuori forma”!!! Parte, allora, Marco ma purtroppo, un lancio  calcolato male qualche passo oltre il chiodo lo fa precipitare nel vuoto. Ormai nulla da fare, infreddoliti e demotivati, attacchiamo la vicina “Tomasson” per raggiungere sto benedetto Pilastro. Comodini di roccia marcia cadono dall’alto a causa del disgelo dovuto dal sole alto e da una cordata impegnata sui tiri alti.

Arriviamo sulla sommità del Pilastro ed, incazzati neri, facciamo le doppie e corriamo a gambe levate dalla nostra Moira.

Ovviamente, i progetti futuri degerano e la posta per la prossima volta sarà molto più alta perchè sicuramente saremo molto più allenati…..almeno io.

Salutiamo la Val Ombretta e una cordata impegnata sugli ultimi tiri di “Fram”, salita in giornata non so da dove.

Grazie Marco per la compagnia, e ci si vede tra qualche weekend.