Aiguille Carrèe – Couloir Ravanel Frendo

Il meteo sembra reggere fino a sabato, appuntamento alle 4.15  destinazione Chamonix, bacino dell’Argentiere per la Ravanel Frendo.

Ho accettato senza nemmeno leggere uno straccio di relazione, l’ho fatto d’istinto e con una buona dose di leggerezza e’ da 5 anni come minimo che non metto piede seriamente sulle Alpi, ma l’entusiasmo e la simpatia di Andrea mi hanno fatto ragionare più di pancia che di testa.

Arriviamo con buon anticipo al parcheggio della funivia, il tempo per espletare certi ‘bisogni’ di Andrea che teneva a stento dentro di se’ prepariamo il materiale e via in quota… sono un po’ agitato al pensiero di quello che mi aspetta e al cospetto di queste montagne che ti rendono piccolo piccolo. Si arriva giusto a fianco del Couloir NordEst del Dru una linea di misto impressionate.

Infiliamo gli sci e in pochi minuti siamo già all’attacco della nostra via dove ci attendono più di una cordata. Siamo sul punto di valutare in un ripiego visto l’affollamento ma fortunatamente solo due cordate ci precedono le altre si dirigono altrove. Indossiamo quindi gli scarponi ed i ramponi ci leghiamo e superata facilmente la terminale risaliamo in conserva il pendio e siamo alla partenza. Il ghiaccio e’ secco e i passaggi di misto non sono impegnativi, la cordata che ci precede fa non poco alterare Andrea dopo averci bombardato con un bel sanpietrino di granito che carambola da una parte e dall’altra della goulotte e fischia giù, io lo raggiungo in sosta. Da qui fino alla fine della via le difficoltà aumentano, un bel pilastrino di granito da passare arrampicando, un muretto di ghiaccio secco, magro per non dire anoressico che Andrea supera con grande naturalezza, a guardarlo almeno così sembra. Siamo praticamente arrivati alla fine e decidiamo di uscire a sinistra per evitare altre spiacevoli sorprese da chi ci precede. La sorpresa però ce la riserva la via, con un’uscita di misto molto impegnativa da cui io esco letteralmente in ginocchio ed Andrea mi confida che ha sudato non poco per uscire. Ora c’è’ la discesa, sono esausto, gli zaini sono ancora un puntino la in basso e ho una sete boia. Riusciamo a essere intralciati anche in discesa dalla cordata che ci ha accompagnato rianimando le ire di Andrea, io non ho le forze per alterarmi, con numeri da circo supero la terminale ultimo ostacolo per arrivare agli zaini e bere finalmente una tazza di the.

Tolto l’imbrago e infilati gli sci, dobbiamo “solo” ritornare alla macchina, un dislivello di 2000 circa in un ambiente glaciale dei più’ suggestivi e che affronto con uno stile fantozziano causa stanchezza, zaino e scarponi da sci non proprio performanti. Andrea mi precede come lo ha fatto per tutta la giornata per non perdere il contatto con alcuni alpinisti che conoscono il terreno meglio di noi.

Arrivo al parcheggio senza essermi fermato quasi mai un istante, accompagnato da metà discesa, e me ne accorgo solo alla fine, da un addetto delle piste con una pettorina del soccorso alpino, …avrà notato il mio stile incerto?

Sono le 16 circa, siamo entrambi soddisfatti, giornata favolosa piena di emozioni, ci siamo divertiti e cosa più importante siamo qui a raccontarvelo. Velocissima tappa a Cham per acquistare due zaini e poi imbocchiamo il tunnel per ritornare alle nostre rispettive case.

Grazie Andrea per la magnifica avventura e per avermi riaperto le porte al Bianco.

Fabio Deambrogio

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