…I Primi Siamo Stati Noi…Valle dell’Orco-Legoland

Dall’ultima salita, o meglio semisalita, su granito al Monte Bianco, i miei pensieri e i miei progetti sono stati stravolti dalla visione di MaDalton all’Aiguille du Midi. E’ cosi che, dopo un paio di uscite in falesia, decido di andare in Valle dell’Orco per iniziare un veloce allenamento sulle fessure ad incastro di alto livello e, quanto mai samilare, mi butto sul soffitto di Legoland. I ripetitori la gradano 7b+, ma  proteggendosi dal basso 8a.

Sabato mattina quindi, io, Bioffa, Pippo e Sandro partiamo alla volta della Valle e più precisamente verso la parete assolata del Sergent. Siamo consapevoli della elevata quantità di neve che c’è in valle e, una volta arrivati, ci meravigliamo vedendo intatta la struttura di ghiaccio tanto decantata quest’inverno e della fessura Kosterlitz che solo saltando in un buco di neve di oltre 2 metri ti permette di attacarla. Partiamo perplessi ma speranzosi, sprofondando a volte fino al sedere. Le cordate per oggi saranno; io e Pippo su Legoland e dintorni, mentre Bioffa e Sandro su Nautilus. La ravanata, tutto sommato, si gestisce bene ed in un batter d’occhio siamo alla base, sgombra di neve di Legoland. Ci scaldiamo sulla dulferona di 6b Mi Ritiro, ovviamente tutta trad, e poi ci buttiamo sul primo e duro tiro della mitica via, gradato 6b ma reso ultra difficile dalla presenza di numerosi pipistrelli nella fessura. Fatto sta che con 40mt arriaviamo sotto al tetto. La temperatura ottimale da maniche corte e la linea tanto ignorante quanto stupefacente fanno si che mi ritrovo a discutere su chi andrà per primo ad attrezzare il tiro, ma ovviamente prevale la mia voce autoritaria. Posiziono, quindi, il primo Cam 3 e gia, per un attimo, penso di rivalutare la richiesta di Pippo sul voler passar davanti…..la visione orizzontale del tiro incute un certo timore. Procedo concatenando alcuni movimenti in libera a riposoni per cercare di piazzare il friend successivo. Mentre scalo mi sorgono pure strani pensieri sul nome della via….a gurdar bene è proprio una struttura di lastre appoggiate ed incastrate tra loro proprio come dei lego, con l’unica differenza che si sviluppa tutto a 90 gradi. Esco dal tiro euforico….sento che in pochi giri ce la potrei fare. Tornato in sosta da un buco che collega la parte alta del tetto a quella bassa, è la volta del compagno. Parte subito molto bene, considerando anche che è la sua prima volta in fessura e che è solo 2 anni che scala, e dopo un paio di incastri riposa scrutando i movimenti successivi. In qualche modo, come del resto io, riesce ad uscire e decidiamo di darci un’altra botta per memorizzare i movimenti. Riesco in una discreta prestazione con 3 resting, ma decido di ritirarmi per sfruttare la giornata con altre fessure, rimandando l’assedio alla settimana successiva. Scendiamo dal sentiero, o meglio dal nevaio, e, incontrati gli altri due disperati, andiamo verso la Fissure du Panetton che avevo gia salito piu volte. Niente da fare questa però, è proprio bagnata. Ci rechiamo quindi verso la mitica Kosterlitz per distruggerci del tutto le mani. Saltiamo nel buco di neve e ci accorgiamo che c’è pure uno stagno alla base…mancano solo le rane!!! Facciamo qualche tentativo, tra un’imprecazione e l’altra a causa del viscido e del bagnato. Alla fine però , anche stavolta, riesco ad averla vinta io contro il masso, lascinado Pippo nuovamente di stucco e con l’amaro in bocca per aver perso pure la scommessa….avevamo scommesso una birra sulla sua prestazione, dove gli avevo detto che secondo me non si alzava nemmeno di un metro……….cazzo però c’è mancato veramente poco che la perdessi!!!!BRAO PIPPO!!!!!

Tra l’altro devo ringraziare  i miei compagni di sabato, in particolare il Bi0 che ha ripreso, montato e pubblicato in versione integrale su YOU TUBE, i due video fatti sulla Kosterlitz…

I Trad per Pippo

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Due Piccioni e Una Fava…Tentativo Via Mezeaud Aguille Du Midi e sciata da paura Mer De Glace

Ambiziosi non si finisce mai di esserlo…sopratutto quando si è in 3 per di più ubriachi di allegria. E’ cosi che la nostra auto, anche questo weekend, si dirige verso il Monte Bianco e il progetto è la Via Rebuffat all’Aguille Du Midi, con condizioni non certo favorevoli visto l’abbondante nevicata appena passata (1mt a 3500) e le temperature molto rigide (-10 a 3800mt, ovvero dove saremmo andati noi).

Carichi di motivazione e di zaini non troppo pesanti, scendiamo la cresta che conduce al Plan Del Col Du Midi. La giornata è tersa e confidiamo nel riverbero del calore una volta in parete. Purtroppo dobbiamo abbandonare l’idea iniziale, ovvero la Via Rebuffat, in quanto il cono di neve è molto inconsistente, ed il rischio di finire nella terminale è quasi matematico. Per fortuna avevo con me un’infallibile guida, che con precisione mi segnava ogni itinerario presente sulla parete, cosi optiamo per l’accesso meno rognoso e ci ingaggiamo sulla durissima Via Mezeaud. A colpi di pala, scavo una traccia che mi permette di saltare la terminale ed attaccare il primo tiro della Via Ma Dalton…saliamo con gli scarponi da sci visto il grado relativamente easy. Effettuiamo 3 tiri di corda con passaggi di 6a in placca (questi con le scarpette ovviamente) in tempi da record per le condizioni avverse della parete che ostruivano le fessure di ghiaccio e ci bagnavano le scarpette sulle cenge colme di neve. Arrivo sotto al tetto della via MaDalton e comincio una delicata traversata verso sx fino ad uno spuntone che, con tanta pazienza, disgaggio dal ghiaccio e dalla neve.

Recupero i soci, ah dimenticavo che i due ubriachi erano il Bioffa e Pippo, i quali, perplessi quanto me, scrutano quanto incombe sulle nostre teste. Diedro appoggiato iniziale, ghiacciato a dismisura per 5 metri, poi stupendo diedro verticale di 6b….tutto molto bello e romantico se non fosse per quei 5 metri. Mi alzo dalla sosta e comincio e gradinare alla Walter Bonatti, ma bastano pochi minuti per inzupparmi del tutto e stravolgere la decisione. Fuori dalle balle!!!! Impensabile, sarebbe stato, attaccare il diedro in quelle condizioni.

In men che non si dica siamo agli zaini e agli sci, pronti per farci una sciata da urlo tra la Val Blanche e la Mer De Glace.

Pagati altri 19€ per il trenino del Montenverse, arriviamo a Cham, dove come per rito entriamo nei soliti negozi di montagna, anche per permettere a Pippo di comprare lo zaino Blue Ice come il nostro…. Per il resto tutto bene, grazie.

Stavolta pure in inverno…..”Trèi Magi” Parete NW Cima Serauta

E’ tanto che pensavo  a quella goulotte…tutte le estati, mentre solitamente discendo il ghiacciaio di corsa verso il Passo Fedaia, lo ammiro e mi immagino il tetro ambiente in cui si svologerebbe la salita, illuminata però dal riverbero del sole che riflette sulle lisce placche del Sass dle Undes.

E’ cosi, che sabato mattina ore 4.00, io e la nuova leva, “Pippo”, partiamo alla volta della Marmolada.

Tra mille discorsi e mille linee di ghiaccio che si alternano sui lati della strada, arriviamo al parcheggio del Passo, abbagliati ed esterefatti dall’imponenza del Monte Civetta. Pippo è preoccupato, più forse per l’ansia da prestazione visto la mia presenza, che dall’ambiente circostante……ma basta meno di un’ora che la situazione si capovolge: dall’attacco si vede la candela a metà via di 5 che obbliga la prosecuzione verso la vetta.

Piantiamo, così, gli sci nel conoide di neve che precede il canale e, di conserva, iniziamo l’ascesa. I primi 150metri si presentano su neve semi dura, con dei passaggi di misto facili intorno all’M3, che il giovane alpinista risolve con agganci di picca ballerina mentre io, ancora in conserva, cercavo disperatamente di piantare almeno un chiodo per fare sosta. Ebbene si, trovare punti non friabili o comunque idonei per piantare dei chiodi, è stata un’impresa che ha richiesto molto tempo, sia in salita che in discesa. Arriviamo alla base della candela, chea prima vista sembra molto piu facile di 5 e anche ben piu corta di quello che pensavo. Le mie impressioni però erano ben più che errate…un sottile strato di ghiaccio ricopre un tubo di neve, dove ne viti, ne picche e ne ramponi consentono una progressione al massimo della sicurezza. Ne vado fuori discretamente, preoccupato piu per la responsabilità verso il compagno, che per la difficoltà del tiro che, tutto sommato, ha confermato le impressioni avute inizialmente. Riesco a fare sosta una quindicina di metri dopo l’uscita dal ghiaccio, su chiodi piantati solo per un terzo della loro lunghezza. Pippo, arriva esultante dalla candela, urlandomi che è riuscito a salirla no-resting…gli faccio i miei complimenti, invitandolo a non accendersi sigarette mentre scala, sopratutto mentre risale i faticosi pendii…al secondo sberlone sul casco ha capito l’antifona 🙂

Risaliamo nuovamente il canale che, come anche nella parte bassa, presenta numerosi scaverni verso il basso, segno delle abbondanti nevicatedi inizio stagione e del forte vento che ha accumulato neve durante la settimana. Comincio a sfondare, o meglio a scivolare indietro sullo spesso strato di neve “densa”. Il couloir si stringe e alcuni passaggi vengono risolti in spaccata tra un lato e l’altro del piccolo canyon.

Arrivo al sasso incastrato dove, secondo la relazione, si sarebbe dovuto passar sotto. Impensabile ora per le condizioni…la neve,nella parte alta, arriva a livello del masso, mentre sotto dovrei scavare oltre il metro per creare un tunnel, col rischio di rimanere sottoin caso di cedimento della neve inconsistente. Tiro fuori gli artigli e, dopo un  po di titubanza, riesco a conquistare il masso passando dall’esterno, ma…………brutta storia…….un’altro insormontabile, precario e rognoso tappo di neve, ostruisce il breve tratto di roccia che da accesso alla vetta. Per un attimo decido di osare ma, l’esperienza ed il buon senso mi suggeriscono di tornare indietro, anche perchè ho solo 5 chiodi e circa 7 doppie!!! Ridiscendo arrampicando e comincio ad attrezzare le soste. Utilizzo un paio di spuntoni moooolto friabili per calare il compagno, mentre io percorro a ritroso i tratti di pendio. La calata dalla candela, riesco ad attrezzarla con un universale (1/3 piantato) ed una lametta a circa un metro uno dall’altro. Arriviamo all’ultima calata, attrezzata con un solo chiodo ballerino, ma che se tirato verso il basso prometteva una sufficiente tenuta…e così, ovviamente, è stato.

Calzati scarponi e sci, ormai ci aspetta solo una bella sciata fino alla macchina.