Pizzo Badile- Parete NW- per la via “Ringo Star”

Finalmente capita l’occasione!! Quest’anno mi ero prefissato di salire e visitare alcune vie e zone che mancavano nel mio currriculum. Una di queste salite era Ringo Star alla NW del Badile. Parete selvaggia, accesso difficoltoso e via completamente da ricercare.

E’ cosi che martedi 21 alle 10.30 mi ritrovo con Tita e Dario a Brescia centro per recarci in quel di Bondo (Svizzera). Pochi km di auto, un’ora e un quarto di sentiero verticale ed ecco che siamo al Rif. Sasc Furà.

Ehh, troppo bello per essere vero, ed infatti non lo è. Carichi come muli ,con la roba da bivacco ,ci portiamo nella valle di Trubinasca e da qui risaliamo quello che rimane della morena in cerca di un masso dove poter passare la notte.

Manco farlo apposta ne troviamo uno adibito allo scopo, stile Hotel Qualido ma molto, molto, molto più bello, pulito ed accogliente.

Sappiamo che la via è stata ripetuta due giorni prima e che comunque le condizioni del ghiacciaio sono pessime. Infatti la crepaccia terminale, staccata anche 3-4 mt dalla parete, impedisce l’attacco di molte vie.

Il bivacco comunque è favoloso, dicevo….alcuni spit e clessidre sostengono delle corde per stendere gli indumenti, della sabbia, aggiunta alla nostra erba, fa da materasso, una vecchia pentolina raccoglie relazioni e descrizioni di vie nuove e prime salite invernali, una cornicetta di sassi cementati fa da grondaia sul tetto del bivacco, un bel muretto di sassi ripara dal vento, un bel fuoco scalda gli animi e il torrente attaccato disseta gli inquilini……insomma posto da favola.

La mattina, dopo aver salutato il Tita che causa ginocchia andate torna indietro, attacchiamo alle sette e un quarto allontanandoci sempre di piu dal ghiacciaio che ci ha fatto non poco tribulare per i numerosi crepacci e ponti da passare.

Abbiamo gli zaini pesantissimi, ma grazie alle difficoltà non elevate ci portiamo rapidamente alla base del diedro “il magnifico” (così lo nominò Tarcisio Fazzini). Parto io e con un tiro di 60mt concateno tre tiri in uno, cuocendomi i bicipiti al punto giusto. Dario mi raggiunge e con un’altro tirone ne concatena due, arrivando così in cresta……sono le 15 in punto!!

Sentiamo per telefono il Tita che ci aspetta ai bagni di Masino. Scediamo rapidamente dal versante italiano dopo esserci riposati in prossimità del bivacco. E’ cosi che dalla base della parete sud, in due ore e mezza di estenuante, distruggente, infinita discesa siamo in auto……ore 20.30!!

Birra, patatine, piedi nel torrente ed a mezzanotte tutti nel letto di casa propria.

ps. Ora pubblicherò solo le foto che ho fatto io al Dario, in quanto lui ha le mie.

Complimentoni, tra l’altro, al Berni Rivadossi e Luca Gatti che settimana scorsa hanno ripetuto la difficilissima via “Fram” sulla parete sud della Marmolada, ma dicono che altro sta bollendo in pentola su quella parete…..peccato che io quest’anno non ci sia ancora andato!!!!!

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Vendo GO PRO presa a febbraio con pacco batteria aggiuntivo e schermo LCD Touch Screen….. Ovviamente ci sono numerosi scafandri stagni a corredo in base a cosa ci si mette ( se batteria supporto o LCD).

Ci sono numerose cinghie e attacchi x casco bici sci moto etc. Io ho fatto in tutto un’ora di video ( vedi filmati cascate sul blog). La vendo a 350€ con tutti i kit, costerebbe sui 550€ e più. E’ ancora in garanzia x oltre un anno e ho scontrino con scatoleoriginali.

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“Bonatti-Mazeaud Via dell’Amicizia” Petites Jorasses Monte Bianco

Son bastate 2 telefonate per organizzare la salita….io, Maurizio Piccoli e Dario Sandrini decidiamo cosi di andare a ripetere questa magnifica via, cogliendo l’occasione per sfruttare la connessione internet, i fornelli, la luce e ogni comfort nel nuovo bivacco Gervasutti.

Giovedi e venerdi tempo fantastico….

Tralascio l’avvicinamento struggente verso il bivacco, tra guadi, ghiaioni e corde fisse……inizio dal bivacco.

Che dire, dopo una breve navigata su internet sul super tecnologico pc incassato, ecco che ci accingiamo a preparare la cena sul fornelletto…..si perchè appena il sole non illumina più i pannelli la corrente si esaurisce (un cartello segnala il temporaneo guasto all’accumulatore).

Nottata comodissima su letti nuovi di zecca con materassi livellanti per la schiena e coperte nuove di trinca…..beh alpinismo moderno in tutti i sensi.

Sono le 8 passate di mattina quando attacchiamo la via baciati dal sole caldo, dopo un facile zigzagare tra i crepacci del ghiacciaio. Alla nostra sx la est e parte della nord delle Jorasses…….da mancare il respiro.

Decidiamo che io farò i tiri fino all’ottavo tiro, i più duri, poi a seguire Maurizio fino al traverso e Dario fin in vetta.

Stupenda arrampicata in diedro la prima parte, che supero in libera grazie anche all’assenza di colate di acqua. Il tiro del tetto Bassanini lo grada 6c, Piolà 7a……..secondo me non supera il 6c.

La cordata sale allegra ed in sintonia……anche se avrei voluto strangolare uno dei due compagni che ha fatto precipitare la mia macchina fotografica da 380€ nella terminale. Purtroppo fa parte del gioco, qualcuno direbbe, si ma……stavolta ho perso di brutto!!

Nella parte alta cerchiamo la variante d’uscita per la via Manera, ma nessuno dei tre (Dario istruttore Ugolini e Maurizio del CAAI) riesce ad individuare il diedro (5+ Bassanini, 6b Piolà).

Comunque raggiungiamo la fine della via attraverso l’itinerario originale in cresta, calandoci poi dalla vicina via sportiva.

Parete super fantastica, via super ingaggiante con uno sviluppo che tocca i 700mt a causa di un lungo traverso a 3/4 di parete.

Ritorno a Courmayeur di notte e poi a casa alle 4.30 di stamane…….alle 6.30 stavo gia giocando con camion ribaltabili e costruzioni!!!

Aperta Nuova Via “Selvàdec” Cresta Ovest Integrale della Corna Blacca

Che io sia affezzionato a questa montagna lo si sa; ho ripetuto in inverno il canalone nord-ovest, ho aperto Hells Bells, ho aperto la Diretta al Pilastro di Mezzo…….e adesso l’incredibile e meravigliosa Cresta Integrale Ovest, con la nuova via “Selvàdec”, 14 pilastri c he si susseguono uno dopo l’altro, con difficoltà che variano dall’VIII+ al III. Lo sviluppo dell’intera cresta è di circa 1300mt, 850mt dei quali in effettiva scalata sali e scendi dai pilastri.

La linea l’avevo individuata quest’inverno, con la mia solita fantasia intuivo un bel risultato. Sapendo dell’esistenza di una via che percorreva la cresta non in modo diretto (Arrigo Giannantoni, Francesco Nino Coppellotti e Perrucchetti, il 24 aprile 1910 diff. II e III PD+) volevo aprirne una che affrontasse direttamente tutti i pilastri, qualunque siano state le difficoltà. Infatti, la vecchia linea, aggirava i pilastri più alti, passava tra le gole e canaloni, spostandosi più verso nord che non sulla linea di cresta.

Detto fatto quindi, domenica mattina, alle 4.30 io e Sandro partiamo alla volta di San.Colombano, risalendo PER L’ENNESIMA VOLTA la Valle dell’Inferno. Giunti in prossimità del bivio, sopra alla Baita della Corna Blacca, si devia a dx verso il Passo di Praèl (1710mt) seguendo il sentiero che traversa a mezza costa sotto alle pareti. Gia si può vedere la supposta del Primo Pilastro che si impenna per circa 60mt in prossimità della cresta ovest. A piedi si passa sotto al primo canalone evidente che sale per il lato nord/ovest, quindi si procede per pochi minuti ancora sul sentiero fino al successivo canalone che porta, in modo evidente, alla base del Primo Pilastro (dal parcheggio di S.Colombano a qui calcolare circa 1ora e 15min. circa).

Ora vi riporto la relazione dettagliata di questo CAPOLAVORO di logicità, che spero possa diventare una gran classica dei bresciani……considerate che è probabilmente la via più lunga delle Prealpi Bresciane nonchè probabilmente tra le più impegnative nel complesso.

L0 – Toboga, canalino. mugo, a dx a uno spuntone con cordone giallo (35 m. – IV); legarsi prima di salire a S1, scomoda.
L1 – Sopra lo spuntone di sosta, fessurina che poi diventa ampia e strapiombante; 2 ch prima dello strapiombo; poi fr fino al 4 BD; al termine della fessura cengetta e breve muro strapiombante a buone prese, quindi altra cengia e bella fessura-camino obliqua a sx sulla direttiva della fessura appena salita; al suo termine appena a dx per muretto [cordino in cl) fino alla sosta su mughi, da attrezzare (50 m. – VII+/A1;VIII+) Primo pilastro
L2 – A sx, lungo il filo di cresta e sul suo lato dx (sud) contornandolo e salendo, lungo la cresta, un secondo, piccolo pilastro (50 m. – III).
L3 – Scendere a una forcelletta, risalire e raggiungere per cresta il cimotto di un terzo pilastrino, quindi scendere per canale erboso a un’amena forcella prativa (40 m. II-III);
L4 – Salire il bel pilastro soprastante la forcella, aggirandone sulla dx una prima sezione friabile per canale sotto macigno incastrato [salito sulla dx]; sopra il macigno per bella placca fessurata [1 cordino in cl lasciato]; quindi appena a sx del vago spigolo del pilastro fino in vetta [IV pilastro]; di qui per accennata cresta con mughi in un canale sulla sx, lungo il quale si scende ca 7-8 m. fin sotto un’evidente fessura del pilastro appena a sx (60 m. – IV/IV+);
L5 – Salire la placca sotto la fessura e poi l’intera fessura con bella arrampicata – 1 ch lasciato; sosta non al primo, ma al secondo risalto di vetta [V pilatro], in corrispondenza di una forcella con mughi; sosta di calata con moschettone (40 m. – V+/VI-);
L6 – Calarsi nell’ampio canale erboso sotto il pilastro [o, più difficilmente, arrampicare verso mughi sulla dx [faccia a monte] e scendere arrampicando fino al canale; per roccette e canalini portarsi alla base di un’evidente, bella fessura sul pilastro prospiciente sulla sx orografica del canale erboso, in corrispondenza di un evidente spuntone su terrazzo – 1 ch di sosta lasciato (50 m. – calata e II oppure IV+];
L7 – Salire tutta la bella fessura netta [il diedro/camino sulla sx di questa è l’ultimo tiro della via “Diretta al Pilastro di Mezzo]; a un’anticima proseguire per bella placca fin sotto mughi e traversare a sx contornando il bordo superiore del pilastro fino a passare sul suo versante nord; appena possibile salire a un terrazzo tra i mughi [2 ch e cordone di sosta] [40 m. – V+] – VI pilastro, o “Pilastro di Mezzo”];
L8 – Proseguire verso nord sul dorso mugoso del pilastro fino al suo ciglio settentronale; scendere arrampicando per facile paretina mugosa fino a riprendere il filo di cresta, ora di nuovo sottile fino a una serie di pilastrini – VII Pilastro – poco sopra il colletto che separa un canale che sale da N e il profondo canale che delimita a E il “Pilastro di Mezzo”, appena salito [60 m. – III-IV];
L9 – Scendere al colletto [sosta con 2 ch di vecchia via, probabilmente sosta di calata del canalone sottostante] e salire la placca soprastante fino a un’evidente, larga fessura; al suo termine per rocce rotte e un diedrino si prosegue fino alla sommità dell’VIII pilastro [“Il Panettone”] [50 m. – V/V+];
L10 – Proseguire lungo il dorso mugoso del pilastro, verso nord; quando questo si fa più ripido, scendere arrampicando, raggiungere la vetta di un pilastrino intermedio [IX pilastro], ridiscenderlo, contornarlo a S e portarsi alla base di un altro evidente pilastro giusto sul filo di cresta – 1 ch di sosta lasciato [50 m. – IV];
L11 – Salire una placca articolata e proseguire lungo l’ampia fessura-camino appena a dx dello spigolo strapiombante del pilastro [X pilastro]; roccia buona, nonostante le apparenze; sosta su mughi alla seconda cima [40 m. – V+];
L12 – Sempre verso N, seguendo il dorso mugoso e tenendo la sx rispetto al filo di cresta; a un ampio canale ghiaioso sotto un ultimo salto, portarsi sotto un’evidente breve fessura strapiombante che prosegue in un canale – 1 lametta di sosta lasciata [50 m. – I];
L13 – Con arrampicata molto impegnativa salire da dx a sx la placca, a dx della sosta è possibile posizionare un ottimo camalot verde piccolo in un fessurino a dx ; quindi salire alla base della fessura strapiombante, superarla e proseguire nel canale soprastante fino a una sosta su mugo poco sotto la sommità del pilastro [XI pilastro] [40 m. – VII/VII+ – tiro pericoloso];
L14 – Salire alla sommità del pilastro, proseguire per mughi fino a incrociare il sentiero della normale e fare sosta ad alcuni spuntoni [50 m. – facile] in prossimità del XIII .                                                                  
– Da qui abbiamo proseguito a piedi, risalendo l’ultimo piccolo pilastro (XIV pilastro) e seguendo la cresta a tratti mugosa, a tratti prativa fino in vetta per circa 450mt. L’ultimo tratto si unisce al sentiero.                   
Noi abbiamo impiegato circa 9 ore dalla base alla vetta della cresta; in caso di maltempo è possibile più volte scendere a dx (lato sud/ovest) e immettersi sul sentiero che riporta a valle. 
Consigliamo una serie di friends Camalot fino al 4 – 4 e mezzo, una serie di nuts ed eventualmente una scelta di chiodi a “U” e lamette in caso di calata fuori via.
La via è ben segnalata dove è difficile orientarsi, ma se si presta attenzione noterete che non è difficile trovare la giusta via.
Ottimo allenamento per grandi salite, specie se di carattere orientativo…….VE LA STRA CONSIGLIO!!!!
NOTA BENE: Purtroppo, o per fortuna, la sequenza dei tiri, e dei pilastri, è tale che il primo di cordata che attacca la via si troverà a dover farsi da primo tutti i pilastri e da secondo (ma è come esser da primi) le scalate in discesa da essi……il povero Sandro si è trovato in questa situazione!!!!

Vendesi

Appena tornato dall’Arabia…..e via che si rinnova l’armamentario…..

-scarpa Phantom lite 45 a 150€

-Asolo doppio scafo mai usati nuovi presi a Chamonix 150€

-giacche marmot e Patagonia taglia L nuove a 100€ ( non mie e mai usate)

-casco e imbrago nuovo

-set ferrata nuovo e piccozza ghiacciaio

-orologio Suunto Vector verde