Corna Blacca – parete Sud del Pilastro Perforat

He he he…. il buon Massi si preoccuberebbe per me….gia sento le sue parole :”Mi spiace che tu non abbia combinato nulla….”, ma è giovane di scorribande esplorative e di salite alpinistiche e la scoperta dell’alpinismo di casa non rientra ancora nei suoi interessi; come per tanti ora è il momento  della Val Daone e di Arco, io sinceramente ne ho la nausea.IMG_0541

Se ne parlava giusto qualche giorno fa con Anello quando, insieme al compagno Tenny, ha aperto una via nuova che si innesta sulla via di cresta (mia e di Sandro) Selvàdec appunto in Corna Blacca. Gli ultimi anni che ho dedicato alle nuove salite sulla montagna di casa, hanno richiamato l’attenzione di molti, sia per le ripetizioni che per altre nuove aperture.IMG_0542

Certo, bisogna un po accontentarsi, ma i dislivelli e gli ingaggi non sono meno a pareti e montagne piu prestigiose, di fama, di questa.

L’altro ieri, io e Sandro scendendo dalla Maddalena dopo una seduta in falesia, abbiamo dato un’occhiata col telescopio alla parete sud della Corna Blacca, e tra tutti i pilastri presenti, il Perforat è senza dubbio il più aggettante ed imponente.

Detto fatto, stamane partiamo in direzione Onodegno in Val Sabbia. Perdiamo due ore nel cercare di non far precipitare la mia Subaru da una scarpata a causa dello spesso ghiaccio sulla carreggiata della mulattiera chiusa al traffico. Stamane ho scoperto i limiti dei pneumatici invernali………

Risaliamo, non ho capito bene quanto, 700-800-900mt su pendio erboso a 45°……arrivo alla base del pilastro in maglietta e completamente categoricamente insuperabilbalbelmente devastato!!!!! Sarà che son 5 giorni che non fumo e sto purificando i polmoni….anche se rimango dell’idea che il pendio era in piedi di brutto!!!!IMG_0548

Programma per oggi è di dare un’occhiata alle possibili linee, ed in caso ripetere la via di E.Frignani e B.Facchi che sale per i 200mt di parete in un diedro con passaggio in un foro nella roccia che da il nome, per l’appunto, al Pilastro.IMG_0556

L’ambiente è super selvaggio, siamo circa a 1600mt, non c’è anima viva e siamo immersi in un gigantesto anfiteatro di roccia tra Corne e Pilastri per km…..

Tornando alla parete, beh, la roccia lascia un pò a desiderare…volendo si potrebbe aprire qualcosa a spit sulle rare placche compatte…..si ma non ne vale la pena purtroppo. Decidiamo di effettuare la prima della via gia esistente ma anche qui….pota……devi proprio crederci fino in fondo per salire un diedrone di IV super friabile!!!!!IMG_0564

Zaini in spalla e giu di corsa, mica tanto di corsa, verso una baita rifugio non gestita. Troviamo di che cibarci e bere birra , tutto gratis, cercando in compenso di ripulire tutto e lavare le pentole utilizzate per la buonissima pasta al pomodoro con cipolle. Certamente torneremo i primi giorni dell’anno per tentare una parete niente male avvistata in mattinata….in quell’occasione porteremo al rifugio quanto abbiamo sottratto. Magari ci fossero più bivacchi del genere in montagna!!!IMG_0563

Anche questa volta invito i colleghi alpinisti boscaioli salta fossi a fare un giro tra queste Corne….c’è roba davvero interessante!!!!

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Monte Baffelàn “Via del Piacere”

A volte capita cosi…..si va in un posto, più o meno sconosciuto, lo si guarda, lo si scruta e casomai si fanno valutazioni  per possibili future salite, magari con uno stile un pò diverso.

E’ quello che è capitato a me col Baffelàn alle Piccole Dolomiti….. il ghiaccio visto in parete la settimana prima mi aveva incuriosito.

Ferreo nella mia decisione, ovvero di non effettuare più salite su cascate e pareti Nord (non avrei più neanche il materiale ormai) mi porto all’attacco della Via Del Piacere con Andrea Anello Tocchini. Giornata super, umore alto e parete in super condizioni……condizioni ancora non chiare se per scalata con scarponi o scarpette. 1a

Attacchiamo la via….subito dobbiamo lottare per conquistare le lunghezze, difficoltà di 5 e 5+ che si alternano tra placche e diedri, dove ghiaccio effimero, neve dura e toppe di erba gelate fanno da appigli ed appoggi.

Più salgo e più penso a Renato Casarotto il quale, su difficoltà del genere, ci passeggiava autoassicurandosi e magari a quote quattro volte più elevate di questa. Penso anche che mi ritrovo sempre nella stessa situazione, più o meno gradevole…….ogni volta che leggo un libro di qualche forte alpinista, nutro un’irrefrenabile voglia di provare a capire , in piccolo, che significato aveva il suo alpinismo. 2a

Posso assicurare che il Baffelàn ,sempre in piccolo, ha dato risposta al mio quesito.

La linea che stiamo salendo alterna diedri più o meno friabili, a causa anche di alcune varianti che ci siamo inventati per renderla più omogenea, a placche d’aderenza molto ma molto precarie se affrontate coi ramponi!!

Arriviamo in cengia, poco oltre metà parete , che siamo cotti. Con un sorriso grande come una casa, notiamo che la via nella parte finale non presenta quello che stavamo cercando, niente neve e ghiaccio ma solo roccia gelida… notiamo però la bellissima linea della Berti-Carugati che dalla base esce in vetta completamente su ghiaccio e neve……e via allora….3a

Diamo un arrivederci alla parete per la settimana prossima e, pian pianino, risprofondiamo nella traccia mattutina tra i mughi verso l’auto.

ORA RENDO PUBBLICA UNA MAIL INVIATAMI DAL CARISSIMO AMICO CRISTIAN……AUTORE DI INNUMEREVOLI SALITE FREESOLO AL MONTE BIANCO E NON SOLO…..METTE I BRIVIDI PENSARE ALL’ESPOSIZIONE SENZA CORDA!!!

Ciao Bello,
tutto bene??io la faccio andare e cerco di lamentarmi poco e girovagando su’ internet ho trovato questo mio vecchio articolo e rileggendolo ho pensato a te,
al tuo modo di esprimerti al tuo modo di vivere le emozioni al tuo modo di affrontare le situazioni,beh che dire quell’articolo avresti potuto scriverlo tu e sarebbe stato uguale!!!

Ciao bello a presto era il 2007 avevo la tua età oggi…..ma tranquillo sono ancora quello!!!!!
Pic Sans Nom… Raje des Fesses, ED V / 5+,6… un sogno, il raggiungimento di un obbiettivo nella mia formazione alpinistica ed umana. Per altri quello che sto dicendo non alcun senso, come fare a dire che una via di ghiaccio e misto scalata in solitaria possa essere una grande meta da raggiungere, una chimera, un traguardo importante della mia vita, beh, per me lo era ed ora lo è!! Ogni anno dal momento che l’amico Ponti mi ha messo a conoscenza di questa magnifica via aspettavo l’inverno per poterla attaccare, mi preparavo nelle condizioni migliori sia fisiche che mentali per poter affrontare questa salita forgiata dai più grandi ghiacciatori dell’epoca, nome a caso il grande ”Bovin”, ma ogni anno non era quello giusto o non c’ero di testa o di fisico (varie operazioni al ginocchio) e quindi lei rimaneva sempre lì in attesa del mio ingresso. Ma quest’anno, l’anno meno in forma di tutti dovuto ad un incidente che mi ha tenuto bloccato per 6 mesi dovevo far qualcosa per riscattarmi come alpinista ma soprattutto con me stesso, vedere se i sacrifici le litigate il tempo dedicato a questa passione aveva portato dei frutti. Ed è così che vedendo in internet la linea salita più volte in quest’anno mi è entrata in testa e da lì ha iniziato un incessante picchiettio che diceva: “è il tuo momento, dimostra ciò che sai fare”.
Quel poco di razionalità che ho, di cui parla sempre il mio amico Efrain, mi dissuadeva un pò dall’idea tanto da farmi passare le ultime ore prima della partenza per Briançon in un ansia inverosimile, chiamate alla meteo, chiamate agli amici per sapere cosa combinavano per trovare un escamotage con me stesso per non partire, chiamate a chi l’aveva fatta il giorno prima scrivendo: ”
condizioni effimere, tiri duri poco proteggibili”, fino ad arrivare alle 16.30 alla partenza per il Pic Sans Nom. Viaggio in seghe continue, il tempo non è buono, il giorno prima al Monte Disgrazia si sfondava al punto da farci tornare indietro, non vorrei fosse così anche quà, ma ormai ci sono e domattina iniziano le danze. Mi preparo al bivacco in macchina nel parcheggio isolato di Prè de Madame Carle, quando ad un certo punto vedo arrivare a gran velocità una vettura, incuriosito dal pazzo scatenato, fumando la mia paglia mi dirigo a conoscerlo. Porca vacca è spagnolo ed il mio spagnolo utilizzato solo in vacanza per rimorchiare, penso che con lui avrebbe un cattivo effetto, ma inventandomi qualcosa in maniera indifferente, gli chiedo quale sarebbe stata la sua meta. …Raje des Fesses… mi risponde ed io:” nooo anch’io” e lui:” solo?” ed io:” solo!!”…” allora compagnero my rope par la salida” ed io:” ok ma par la discesa, io salida in solitaria non chiodar nada” e lui: ”ok non problem salida libera” e cosi dopo che lo spagnolo di nome Oriol conosciuto per caso con lo stesso obbiettivo mi offrì parte del suo kus kus ci abbandonammo con risveglio alle 2.30 per colazione e partenza.
Giornata mondiale sono le 3.30 circa l’accesso con le ciaspole è piu’ faticoso del previsto ogni tanto sfondo ed il mio ginocchio non è per nulla contento, ma non posso star dietro ad Oriol con gli scii, il mio spirito patriottico non lo permette ed allora testa bassa e via fino all’attacco. Alla vista della linea di salita la fatica fatta per l’accesso scompare ma sale l’adrenalina a 1000 per la salita tanto sospirata. Attacchiamo così la via alle 6.00 alle prime luci dell’alba, ci leghiamo le corde per non averle nello zaino ed in conserva, molto sprotetta, fidandoci l’
uno dell’altro come compagni di merende, in un baleno siamo in cima. Sono le 9.00 il tempo è ancora buono, qualche scarica di neve e ghiaccio ma tutto nella norma siamo in orario per scendere senza problemi causati dal sole che batte la parte alta della parete, attrezziamo così 3 abalacov che ci porteranno insieme alle altre soste alla base del conoide d’attacco.
L’emozione è fortissima ho il magone mi guardo attorno e mi vedo immerso da queste montagne enormi sopra di me e penso: ”Grazie per quello che mi dai e a tutti coloro che dall’alto mi guardano!!”; un urlo di gioia al grande Bovin mio guru ispiratore e via, Oriol riprende i suoi scii e dopo esserci salutati vola giù come un razzo, deve tornare in Spagna, io metto le mie ciaspole e fluttuando sulla neve scendo a valle ripensando alla salita all’amico incontrato ed alla prossima avventura che mi attende, le ferie non sono ancora finite!!!

27/04/2007 – Cristian (cinghiale)

Quota partenza: 1874 metri
Dislivello in salita: 2140 metri
Lunghezza della sezione difficile: 500 metri
Configurazione: goulotte
Esposizone: Nord Pendenza max: 90°
Difficoltà complessiva: ED V / 5+,6
Prima ascensione: J.M. Bovin, F. Diaferia e G. Vionnet Fuasset dal 6 all’8 maggio 1976.

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Sengio della Sisilla – Via “Carlesso + parte finale Soldà”

Io: “Ciao Berni, situazione neve in Concarena?”

lui: “Ieri 15cm di neve dai 500mt , oggi pioggia fino ai 1300”.

Io: “Domani danno bello, speriamo sia pulita e asciutta la parete….che avrebbe fatto Casarotto?”

lui: “Sarebbe andato!! Ma ci avrebbe pensato a lungo!!”.

Detto fatto……o meglio, cambio di programma….si va a casa di Casarotto, Piccole Dolomiti Valli del Pasubio.

Meta di oggi il Baffelan. Giunti alla base, notiamo che la parete ai primi raggi del sole sta scaricando la neve in eccesso caduta la notte precedente…. solo io ho i ramponi, Sandro no……in piu sembra che non abbia mai scalato su misto. E poi diciamocelo, non siamo di certo come Casarotto.1

Tornando verso l’auto, armati di ciaspole, ci dirigiamo al vicino pilastro dove sale la famosissima via Carlesso.

Attacchiamo la via salendo una variante di dx che evita il primo tiro in diedro zuppo di acqua poi, con molta fatica, rientriamo a sx sulla via originale. 2

Non capiamo se siamo noi scarsi, se è il freddo che ci rende disorientati o è la via proprio impegnativa….optiamo per quest’ultima scusante. Carlesso aveva delle palle grandi come una casa. Pensare di salire nel 1934 quelle difficoltà, su quella roccia non proprio delle migliori, e seguendo una linea così ardua tra tetti e muri strapiombanti, fa venire i brividi…….se poi ci mettiamo anche le valutazioni date ai tiri dai ripetitori…….vabbè, fermiamoci qui……….3

A fatica ci portiamo verso la cengia che da accesso all’ultimo tiro di uscita. Diciamo che qui io e Sandro abbiamo creato una vera trincea degna del posto…..la neve accumulatasi sulla cengia, scaldata dal sole, sta mollando di brutto, con la conseguenza che chi fa sicura da sotto riceve una doccia ghiacciata.4

Raggiunto il termine della via, cominciamo le calate….abbiamo una mezza corda (utilizzata per la salita) ed un cordino da 6mm che utilizziamo per recuperare la mezza durante la discesa in doppia……….ovviamente ci incasiniamo a 30mt da terra e tocca a Sandro risalire coi prusik ,a corde nel vuoto, per sbrigliarle………..ma erano davvero imbrigliate???!!!!!!! 6Stendiamo un velo, decisamente pietoso…5