“Bonatti-Mazeaud Via dell’Amicizia” Petites Jorasses Monte Bianco

Son bastate 2 telefonate per organizzare la salita….io, Maurizio Piccoli e Dario Sandrini decidiamo cosi di andare a ripetere questa magnifica via, cogliendo l’occasione per sfruttare la connessione internet, i fornelli, la luce e ogni comfort nel nuovo bivacco Gervasutti.

Giovedi e venerdi tempo fantastico….

Tralascio l’avvicinamento struggente verso il bivacco, tra guadi, ghiaioni e corde fisse……inizio dal bivacco.

Che dire, dopo una breve navigata su internet sul super tecnologico pc incassato, ecco che ci accingiamo a preparare la cena sul fornelletto…..si perchè appena il sole non illumina più i pannelli la corrente si esaurisce (un cartello segnala il temporaneo guasto all’accumulatore).

Nottata comodissima su letti nuovi di zecca con materassi livellanti per la schiena e coperte nuove di trinca…..beh alpinismo moderno in tutti i sensi.

Sono le 8 passate di mattina quando attacchiamo la via baciati dal sole caldo, dopo un facile zigzagare tra i crepacci del ghiacciaio. Alla nostra sx la est e parte della nord delle Jorasses…….da mancare il respiro.

Decidiamo che io farò i tiri fino all’ottavo tiro, i più duri, poi a seguire Maurizio fino al traverso e Dario fin in vetta.

Stupenda arrampicata in diedro la prima parte, che supero in libera grazie anche all’assenza di colate di acqua. Il tiro del tetto Bassanini lo grada 6c, Piolà 7a……..secondo me non supera il 6c.

La cordata sale allegra ed in sintonia……anche se avrei voluto strangolare uno dei due compagni che ha fatto precipitare la mia macchina fotografica da 380€ nella terminale. Purtroppo fa parte del gioco, qualcuno direbbe, si ma……stavolta ho perso di brutto!!

Nella parte alta cerchiamo la variante d’uscita per la via Manera, ma nessuno dei tre (Dario istruttore Ugolini e Maurizio del CAAI) riesce ad individuare il diedro (5+ Bassanini, 6b Piolà).

Comunque raggiungiamo la fine della via attraverso l’itinerario originale in cresta, calandoci poi dalla vicina via sportiva.

Parete super fantastica, via super ingaggiante con uno sviluppo che tocca i 700mt a causa di un lungo traverso a 3/4 di parete.

Ritorno a Courmayeur di notte e poi a casa alle 4.30 di stamane…….alle 6.30 stavo gia giocando con camion ribaltabili e costruzioni!!!

Bianco: Parete Dei Titani…”Ahi Ahi Ahi”

Ebbene si…con le palle al sole arriva l’ispirazione. In questo momento sto scrivendo da sotto uno dei tanti ombrelloni di Bibione, stile italiano medio convinto che l’aria di mare possa far bene al proprio figlio, e come me ce ne sono altri mille che, impegnati in castelli di sabbia di dimensioni ciclopiche, cercano di farsi vedere piu bravi non dai propri figli, ma dai vicini di ombrellone!!
Di gnocche qui neanche l’ombra….pancioni in crescita o pelle cadente butterata di cellulite, è quello che regala la riviera adriatica in questo periodo.
In verità l’ispirazione di scrivere il resoconto dell’ultima salita, mi è arrivato ieri sera quando, grazie ad un sms di mio cognato Macio, su LA7 davano il film Nanga Parbat che raccontava la tragedia dei fratelli Messner durante la conquista della parete Rupal.
Ovviamente la via che settimana scorsa ho salito col mio compagno Pippo, ha poco di eroico e ancora meno di estremo, ma è sempre bello pensare che tutto fa buon brodo per magari forse chissà speriamo un giorno essere noi i protagonisti di quel film…senza tragedie però!!!
Fatto sta che, come tutte le sacrosante domeniche mattine, ci becchiamo a casa mia ore 4.00. Partenza intelligente contro il traffico????!!!!! Alle 7.30 siamo gia al parcheggio della Val Ferret e dopo 35min siamo all’attacco della parete. Non si capisce come Piolà possa aver intuito 3 linee molto belle in una parete cosi, mi permetto di dire, cessosa rispetto alle offerte del Bianco. Certo è che la roccia ed i tiri sono davvero da cartolina (se presi singolarmente, con la luce giusta, una buona fotocamera, un buon fotografo, ed un ritocchino con photoshop).
Attacchiamo, ovviamente, la via piu difficile delle tre, valutata ED- e 7a. La prima parte si svolge, come per le altre vie, su placche di aderenza di 6a, poi la parte si impenna e le difficoltà aumentano. Tutto si svolge normalmente e anche molto velocemente ma ad un tratto vediamo qualcosa che ha dell’incredibile….quanto vedrete spiegherà le teorie sull’evoluzione animale e prossimo sopravvento delle marmotte sugli alpinisti::::::::::::::::

Ad un certo punto la vediamo salire in free solo sulla placca strapiombante con bombè che ,credetemi, sarà stata almeno 6b!!!

Noi procediamo, salendo non proprio tranqui il tiro di 7a ma avendo la meglio sia sullo stile che sul risultato.
Arrivati in vetta, lo spettacolo è il classico della zona, col Triolet che padroneggia e la valle che rende il tutto molto Patagonico.
Nel complesso posso comunque dire che la girata ne vale la pena. Non ci sarei mai andato a scalare, lo ammetto, se non fosse stato per la richiesta di Pippo (in fase di allenamento psicofisico) e per il meteo un po instabile in Marmolada. Si puo partire tranquillamente da Brescia per le 7.00, alle 11 si attacca la via e in base alla velocità della cordata si è all’auto molto prima del buio.

Beh adesso vi saluto…mi sa che Giordano ha bisogno del cambio pannolino…è alpinismo anche questo in fondo!

PS. sono spiacente se non vedete molte foto di arrampicata, ma nonostante abbia speso 400€ di macchina foto, Pippo non ha ancora imparato come funziona l’attesa per la messa a fuoco…penitenza, non pubblico neanche le sue (fatte bene dal sottoscritto).

Due Piccioni e Una Fava…Tentativo Via Mezeaud Aguille Du Midi e sciata da paura Mer De Glace

Ambiziosi non si finisce mai di esserlo…sopratutto quando si è in 3 per di più ubriachi di allegria. E’ cosi che la nostra auto, anche questo weekend, si dirige verso il Monte Bianco e il progetto è la Via Rebuffat all’Aguille Du Midi, con condizioni non certo favorevoli visto l’abbondante nevicata appena passata (1mt a 3500) e le temperature molto rigide (-10 a 3800mt, ovvero dove saremmo andati noi).

Carichi di motivazione e di zaini non troppo pesanti, scendiamo la cresta che conduce al Plan Del Col Du Midi. La giornata è tersa e confidiamo nel riverbero del calore una volta in parete. Purtroppo dobbiamo abbandonare l’idea iniziale, ovvero la Via Rebuffat, in quanto il cono di neve è molto inconsistente, ed il rischio di finire nella terminale è quasi matematico. Per fortuna avevo con me un’infallibile guida, che con precisione mi segnava ogni itinerario presente sulla parete, cosi optiamo per l’accesso meno rognoso e ci ingaggiamo sulla durissima Via Mezeaud. A colpi di pala, scavo una traccia che mi permette di saltare la terminale ed attaccare il primo tiro della Via Ma Dalton…saliamo con gli scarponi da sci visto il grado relativamente easy. Effettuiamo 3 tiri di corda con passaggi di 6a in placca (questi con le scarpette ovviamente) in tempi da record per le condizioni avverse della parete che ostruivano le fessure di ghiaccio e ci bagnavano le scarpette sulle cenge colme di neve. Arrivo sotto al tetto della via MaDalton e comincio una delicata traversata verso sx fino ad uno spuntone che, con tanta pazienza, disgaggio dal ghiaccio e dalla neve.

Recupero i soci, ah dimenticavo che i due ubriachi erano il Bioffa e Pippo, i quali, perplessi quanto me, scrutano quanto incombe sulle nostre teste. Diedro appoggiato iniziale, ghiacciato a dismisura per 5 metri, poi stupendo diedro verticale di 6b….tutto molto bello e romantico se non fosse per quei 5 metri. Mi alzo dalla sosta e comincio e gradinare alla Walter Bonatti, ma bastano pochi minuti per inzupparmi del tutto e stravolgere la decisione. Fuori dalle balle!!!! Impensabile, sarebbe stato, attaccare il diedro in quelle condizioni.

In men che non si dica siamo agli zaini e agli sci, pronti per farci una sciata da urlo tra la Val Blanche e la Mer De Glace.

Pagati altri 19€ per il trenino del Montenverse, arriviamo a Cham, dove come per rito entriamo nei soliti negozi di montagna, anche per permettere a Pippo di comprare lo zaino Blue Ice come il nostro…. Per il resto tutto bene, grazie.

Aiguille Carrèe – Couloir Ravanel Frendo

Il meteo sembra reggere fino a sabato, appuntamento alle 4.15  destinazione Chamonix, bacino dell’Argentiere per la Ravanel Frendo.

Ho accettato senza nemmeno leggere uno straccio di relazione, l’ho fatto d’istinto e con una buona dose di leggerezza e’ da 5 anni come minimo che non metto piede seriamente sulle Alpi, ma l’entusiasmo e la simpatia di Andrea mi hanno fatto ragionare più di pancia che di testa.

Arriviamo con buon anticipo al parcheggio della funivia, il tempo per espletare certi ‘bisogni’ di Andrea che teneva a stento dentro di se’ prepariamo il materiale e via in quota… sono un po’ agitato al pensiero di quello che mi aspetta e al cospetto di queste montagne che ti rendono piccolo piccolo. Si arriva giusto a fianco del Couloir NordEst del Dru una linea di misto impressionate.

Infiliamo gli sci e in pochi minuti siamo già all’attacco della nostra via dove ci attendono più di una cordata. Siamo sul punto di valutare in un ripiego visto l’affollamento ma fortunatamente solo due cordate ci precedono le altre si dirigono altrove. Indossiamo quindi gli scarponi ed i ramponi ci leghiamo e superata facilmente la terminale risaliamo in conserva il pendio e siamo alla partenza. Il ghiaccio e’ secco e i passaggi di misto non sono impegnativi, la cordata che ci precede fa non poco alterare Andrea dopo averci bombardato con un bel sanpietrino di granito che carambola da una parte e dall’altra della goulotte e fischia giù, io lo raggiungo in sosta. Da qui fino alla fine della via le difficoltà aumentano, un bel pilastrino di granito da passare arrampicando, un muretto di ghiaccio secco, magro per non dire anoressico che Andrea supera con grande naturalezza, a guardarlo almeno così sembra. Siamo praticamente arrivati alla fine e decidiamo di uscire a sinistra per evitare altre spiacevoli sorprese da chi ci precede. La sorpresa però ce la riserva la via, con un’uscita di misto molto impegnativa da cui io esco letteralmente in ginocchio ed Andrea mi confida che ha sudato non poco per uscire. Ora c’è’ la discesa, sono esausto, gli zaini sono ancora un puntino la in basso e ho una sete boia. Riusciamo a essere intralciati anche in discesa dalla cordata che ci ha accompagnato rianimando le ire di Andrea, io non ho le forze per alterarmi, con numeri da circo supero la terminale ultimo ostacolo per arrivare agli zaini e bere finalmente una tazza di the.

Tolto l’imbrago e infilati gli sci, dobbiamo “solo” ritornare alla macchina, un dislivello di 2000 circa in un ambiente glaciale dei più’ suggestivi e che affronto con uno stile fantozziano causa stanchezza, zaino e scarponi da sci non proprio performanti. Andrea mi precede come lo ha fatto per tutta la giornata per non perdere il contatto con alcuni alpinisti che conoscono il terreno meglio di noi.

Arrivo al parcheggio senza essermi fermato quasi mai un istante, accompagnato da metà discesa, e me ne accorgo solo alla fine, da un addetto delle piste con una pettorina del soccorso alpino, …avrà notato il mio stile incerto?

Sono le 16 circa, siamo entrambi soddisfatti, giornata favolosa piena di emozioni, ci siamo divertiti e cosa più importante siamo qui a raccontarvelo. Velocissima tappa a Cham per acquistare due zaini e poi imbocchiamo il tunnel per ritornare alle nostre rispettive case.

Grazie Andrea per la magnifica avventura e per avermi riaperto le porte al Bianco.

Fabio Deambrogio

Aiguille d’Argentiére – Couloir Claire Chazal

Finalmente Bianco…è tanto che volevo andarci, ma per una serie di inconvenienti miei e dei vari compagni, quest’anno sembrava irraggiungibile. Anche se non offre tante vie in condizioni, il Bianco è sempre il Bianco….eccccchecccazzzo!!!

Sabato mattina, tra un tiro e l’altro alla Rota col Cominelli, la telefonata decisiva con Beppe, dirige le nostre forze (e voglie) verso Chamonix per una corsa in giornata l’indomani.

Appuntamento alle 04.15 al parcheggio di Brescia centro. E culo vuole che stavolta, per lo meno, partiamo davvero! Arriviamo a Cham, neanche a dire il vero, che subito una pattuglia di due pulzelle in divisa ci ferma…..”E’ un reato in Francia tenere i fendinebbia accesi”, dice una….ed io replico “Eh cazzo, ma se prima del traforo c’era nebbia, cosa ci posso fare?”. La mora ci lascia passare, forse impietosita dalle occhiaie che “indossavamo”, ancora un pò stonati dal viaggio ma euforici per la destinazione.

Vedendo le condizioni del Plan De l’Aiguille dal paese, corriamo verso l’Argentiere, cosi da assicurarci una via e ritorno al pelo in funivia (Beppe non scia ed eravamo con le ciaspole).

Insoma fatto sta che alle 10 circa attacchiamo slegati il pendio che man a mano diventa couloir, impennandosi sempre di più. Ci leghiamo davanti ad un friabile strapiombo di roccia, dopo che avevamo percorso gia un terzo della via, quasi tutta su roccia per assenza di neve e ghiaccio. Proseguiamo i restanti tiri che richiedono passaggi di M5 ma ben proteggibili da nut e friend, fino al pendio ghiacciato di 80mt finale. Di comune accordo optiamo per una rapida discesa nella speranza di beccare l’ultima corsa di discesa della funivia….e cosi infatti succede.

Arrivati a Cham, è d’obbligo il giro per i negozi, ma stranamente sia io che il compagno non riusciamo a spendere nemmeno un centesimo di euro…..avremo forse tutto, o non ne avremo più nemmeno uno?

Haluti a tuch, comunque anche se le condizioni sono magre, consiglio un giro anche in giornata all’Argentiere…potete godervi una scalata magnifica al costo complessivo di circa 90 euro (se siete in due) tra benzina, autostrada e funivia, con traforo (se abbonati).