Lumignano…invernale sui Monti Berici

Ormai sto diventando uno zingaro delle falesie…                                                 Tanto giravo da ragazzino per rincorrere i monotiri sportivi che avevano, in un certo senso, fatto storia, tanto mi son messo, in questo periodo di inattività alpinistica, a  rincorrere le falesie un tempo frequentate dai miei miti.

Lumignano, ha per me un significato più profondo rispetto magari ad altri siti che fino ad oggi ho visitato: le sue vie erano infatti da preparazione alle grandi salite della Marmolada per i fortissimi Mariacher e Dal Pra.

Arriviamo in paese che sono le 10.30, e dopo una veloce colazione, io, Beppe C. , Tiziano e Marina iniziamo il breve avvicinamento a piedi pestando uno spesso strato di neve che ci ha accompagnati fin da Brescia (pure in autostrada), con temperatura intorno ai -8°C!!!!

La falesia è piena di stalattiti di ghiaccio e neve, nei buchi e sulle placche, ma bastano pochi minuti di intenso e caldo sole, che tutto va in condizioni ottimali…scaliamo in maglietta!!

L’affluenza di gente, per lo più local, è notevole e la bellezza delle vie conferma e giustifica la difficoltà nel trovare un bel tiro libero da cordate.

Ci scaldiamo su numerosi 6a, 6b e 6c, con movimenti che ricordano molto le vie sportive o estreme della Regina. Ci mettiamo in coda ,io e Tiziano, per provare la famosissima “El Somaro”, 8a mitico liberato da Manolo e Guerrini. Questa via è stata una pietra miliare dell’arrampicata sportiva primi anni ’80, e la prima libera femminile arriva solo nel’91, dalla local Paola Padovan, perita due anni dopo per una manovra di corda. Quest’anno, il mostro Ondra ha effettuato la prima on-sight, ovviamente!!

E’ il mio turno, e salgo concentrato e allo stesso tempo teso i pochi appigli e appoggi lucidi dalle ripetizioni degli ultimi 30 anni. Arrivo in catena, dopo aver effettuato diversi resting e aver assimilato suggerimenti sulla risoluzione del duro passo chiave dai local, che subito scalpito per trovare un buco tra la coda di climber per riprovarla.

Niente da fare, l’accanimento dei local, come i cani che fanno pipì alla base dell’albero di casa, non ci lasciano spazio ad un successivo tentativo, cosicchè troviamo ispirazione da un altro mito della falesia: “Atomic Cafè”, 8a boulder di 5 spit che si svolge sotto una volta strapiombante, tra canne e buchi. Io e Tiziano ci facciamo un paio di giri, mentre un ragazzino local, pocopiù che quindicenne, ci dà consigli sulle posizioni da assumere con i suoi 130cm di altezza…morale, facciamo a modo nostro.

Nel frattempo arriva l’ombra, e le canotte vengono sostituite dai piumini. L’aderenza va a zero, ma teniamo duro. Tiziano si apre un dito in un buco, io mi scazzo subito, ma faccio comunque il mio giretto superfluo.

Riempiti gli zaini scendiamo il ghiacciato sentiero. Accesa l’auto e partiti verso casa, i discorsoni variano e dilagano nei meandri dell’etica che differenzia i falesisti dagli alpinisti, senza ovviamente arrivare a nessuna conclusione. Ma forse proprio quì sta il bello di frequentare questi posti, colmi di storia, e queste persone, in questo caso Tiziano e Marina, che nonostante non vivano le emozioni che l’ambiente alpino ti regala, ma che ti può far pagare anche sulla piu banale via classica, ascoltano e ti chiedono incuriositi delucidazioni, su una disciplina che tanto è simile quanto diversa da quella sportiva. E’ un peccato che non tutti, per lo meno a Brescia, la pensino e la vedano così…siamo tutti accomunati da una realtà ben diversa dal mondo che ci circonda, ovvero IL VERTICALE.

Ps.info: Il Bioffa, artefice delle impostazioni di questo blog, mi ha mandato una mail informandomi delle ottime condizioni di ghiaccio della Val Saviore!! Anche il Cecco Prati mi informa che la Val di Brenta e la Val Daone cominciano ad avere numerose cascate salibili, tra cui lo Scozzese quasi in condizioni ottimali.